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Territorio

Farnese: le origini

Arroccata su una rupe tufacea, Farnese risulta abitata fin dall’età del Bronzo.
Nel Medioevo è documentata la presenza dei signori di "Farneto", chiamati così dai boschi di farnia che circondano il paese. Tra la fine del XIV e la metà del XV secolo, i Farnese presero possesso dei territori della Tuscia viterbese, adattandone le rocche a loro residenze.

Il primo Farnese di cui si hanno notizie è un certo Pietro, console di Orvieto nel 1174. L’abile conduzione di una mirata politica matrimoniale consentì ai Farnese di accedere alla cerchia delle grandi famiglie romane. L’inserimento nella nobiltà capitolina risale alla metà del XV secolo, quando Ranuccio Farnese il Vecchio divenne accanito difensore della Chiesa ottenendo il favore dei pontefici. Agli inizi del XVI secolo i Farnese controllavano Valentano, Latera, Marta, Montalto, Gradoli, Canino e Capodimonte.

Farnese: la storia

Il periodo di maggiore floridezza di Farnese si ebbe tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVII, grazie al governo del duca Mario, generale delle armate pontificie e ottimo governante, che dotò Farnese di un acquedotto e di prestigiose opere artistiche e architettoniche.
A causa di una grave crisi finanziaria, Pietro Farnese, nipote di Mario, fu costretto a vendere la rocca e le terre annesse. Fu così che il 7 giugno 1658 il cardinale Flavio Chigi, nipote di papa Alessandro VII, acquistò il Ducato di Farnese per la somma di 275.000 scudi e lo elevò a principato assegnandolo al nipote Agostino Chigi.
Il Principato sopravvisse fino al 1825 quando fu acquisito dalla Reverenda Camera Apostolica.

Nel 1834 l’ex feudo Farnese fu acquistato dal Maresciallo francese De Goumont, conquistatore di Algeri, e, nel 1856, da Alessandro Torlonia che lo tenne fino agli inizi del secolo, quando passò allo Stato italiano.
 

Farnese: l'arte

Alla metà del XVI secolo, per volontà di Bertoldo Farnese e dei suoi figli Galeazzo, Fabio e Mario, la città fu nobilitata dalla costruzione di nuovi palazzichieseconventiparchi e giardini e dalla esecuzione di importanti opere d’arte, commissionate ad artisti del calibro di Annibale Carracci, Ettore Smeraldi, Orazio GentileschiAntonio Maria Panico e Jacopo Barozzi da Vignola. Opera di Orazio Gentileschi (Pisa 1563 - Londra 1639), padre della celebre pittrice Artemisia (1593-1653), è il San Michele Arcangelo, in olio su tela, custodito presso la Chiesa Parrocchiale del SS. Salvatore a Farnese.

la Tuscia

Il coronimo Tuscia indica il vasto territorio abitato dai Tusci, o Etruschi, comprendente la Toscana, l'Umbria occidentale e il Lazio settentrionale.

La “Tuscia romana” corrispondeva al Lazio settentrionale e all'antica provincia pontificia del Patrimonio di San Pietro.

Oggi il termine Tuscia indica i territori dell'Alto Lazio e delle aree confinanti di Toscana e Umbria.

La Tuscia: gli Etruschi

Per la sua particolare morfologia, solcata da profonde forre tufacee percorse da fiumi e torrenti, l’Alto Lazio fu terra prediletta dagli Etruschi e centro della loro confederazione.
La lingua etrusca risulta attestata tra il IX secolo a.C. e il I secolo d.C., come provano diversi documenti: tra questi, di particolare interesse è l’epigrafe, forse del VII sec. a.C., incisa sulla fibula di Chiusi, rinvenuta a Castelluccio di Pienza all’inizio del XIX secolo e dal 1863 custodita al Museo del Louvre. La scritta, incisa sul corpo della spilla in oro “granulata”, è in prima persona e afferma: «MI ARATHIA VELAVESNAS ZAMATHI MANURKE MULVENIKE TURSIKINA», vale a dire: «Io sono una spilla d’oro di Arunte Velavesnas donata da Manurke Tursikina», dove l’aggettivo zamathi allude proprio alla preziosità dell’oro.

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